Gli interni assoluti costituiscono spazi esperienziali, diversi dai tradizionali ambienti racchiusi tra quattro mura.

Questi nuovi interni vanno oltre i loro confini, risultando assolutamente comunicativi e mai banali; sono in grado di esaltare i nostri sensi rendendoli protagonisti, consentendoci di aprire la mente, permettendoci di sviluppare nuove riflessioni.

Gli interni assoluti sono luoghi immersivi, che spesso si legano a ricordi o desideri primordiali e infantili, suscitandoli in modo nuovo e particolarmente evocativo.

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione e dunque protagonisti di questo blog diventano questi interni fuori dal comune, capaci di comunicare sempre qualcosa in più, e che non coinvolgono solo il senso della vista ma anche tutti gli altri, creando particolari associazioni.
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ANTONY GORMLEY_BLIND LIGHT_Londra, The Hayward 2007

Nel 2007 Gormlay tiene una personale a Londra, in occasione della quale presenta un nuovo lavoro: Blind Light. Si tratta di una grande stanza di vetro colma di vapore, luce bianca e freddo; l’invito è quello di intraprendere un viaggio in uno spazio nuovo e immersivo. La prima fruizione avviene all’esterno, vedendo le persone all’interno che avvicinandosi alle pareti ed emergono come ombre. La vera esperienza è però successiva. Entrando nella struttura si è catapultati in una nuvola, un mondo disorientante con la visibilità quasi nulla e l’udito come anestetizzato, si è obbligati a prendere coscienza del proprio corpo e dello spazio nel quale ci si muove scoprendolo attraverso l’intuito e i sensi secondari.

Antony Gormley

FANTASIA ESATTA_I colori della luce di Bruno Munari_POGGERIA ARTE, SASSUOLO, 2008

Negli anni ‘50 Bruno Munari costruì, insieme al figlio Alberto, le "proiezioni dirette": diapositive realizzate con collage di vari materiali inorganici e organici, come la buccia di cipolla, retini, fili, pellicole colorate trasparenti e pittura. Proiettando queste piccole immagini in uno spazio, vengono a crearsi spazi sempre diversi, fatti da luci, colori e ombre. “Con un piccolo vetrino puoi affrescare una cupola” diceva Munari, sottolineando come le diapositive fossero in grado di trasformare e rendere l’ambiente coinvolgente e immersivo.

Nel 2008, in occasione dell’anniversario della morte del maestro, queste installazioni di luce (che nel ‘54 erano state presentate al MOMA) sono state riproposte a Sassuolo nella mostra “Fantasia esatta” e ricostruite esattamente come erano state concepite.

Bruno Munari

CARLO VALSECCHI, SAN LUIS_MART_2011

Da poco al Mart è stata inaugurata la mostra “Carlo Valsecchi. San Luis” che presenta 36 opere fotografiche realizzate in Argentina. 
La serie è concepita quasi come un’opera di Land Art di cui gli scatti hanno costituito il punto di arrivo di un lavoro di ricerca e analisi su segni, tracce, spostamenti minimi generati dal passaggio umano e animale in un territorio sconfinato.

Valsecchi mostra di voler indagare il RAPPORTO TRA SPAZIO MENTALE e SPAZIO FISICO. 

Molte delle sue fotografie costituiscono effetti ottici che inducono l’osservatore a vedere panorami infiniti e indefiniti, che in realtà non esistono.

“La questione è quanto vedere; sino a che punto il vedere può essere spinto prima di trasformarsi nel contrario da sé, nella pura invisibilità.”  (Walter Guadagnini)

                                

PIETRO PIRELLI_ARPA DI LUCE_BIENNALE MUSICA DI VENEZIA_2011

L’arpa di luce per la Biennale di Musica di Venezia è stata realizzata da Pietro Pirelli in collaborazione con Giampietro Grassi e Francesco Murano. 

Si tratta di un’installazione interattiva di luce e suono composta da 11 corde di luce laser. Il progetto unisce musica e luce così da offrire al visitatore un’esperienza unitaria e immersiva. L’azione del suonare coincide con degli accadimenti luminosi e il semplice passaggio del pubblico può provocare simultaneamente effetti visivi e sonori. Sentire e vedere coincidono nello stesso gesto.

Pietro Pirelli, Biennale 

Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’arte.

James Joyce

A Portrait of the Artist as a Young Man

INDIAN HIGHWAY_MAXXI ROMA, 2011

Entrando nella mostra “indian highway” il visitatore è invitato a calarsi completamente nella cultura indiana attraverso percorsi tematici e installazioni site specific, che coinvolgono l’olfatto e l’udito oltre che la vista.

Appena arrivati il pubblico è circondato dai suoni dell’installazione di Desire Machine Collective: “Trespasser will (not) be prosecuted”. Si tratta di un’installazione sonora interattiva, frutto dell’appropriazione dei suoni della foresta sacra Law Kintang. Il lavoro indaga la relazione tra architettura e forme musicali, trasformando il suono in uno strumento alternativo per misurare lo spazio. Attraverso l’udito e la memoria uditiva lo spettatore è invitato ad un ripensamento dello spazio.

Procedendo nel percorso, mentre si continua ad ammirare le opere presenti, si inizia a percepire una fragranza che subito riporta alla mente luoghi esotici: è Growingdi Hemali Bhuta, una grande opera realizzata con una pioggia di incensi sospesi che inonda l’intera mostra con i profumi dell’India e che ricorda la concezione indù della caducità della vita.

Queste due installazioni site specific sono talmente intense da integrarsi e fondersi nel percorso di visita, rendendolo un’esperienza che riesca a fissarsi più facilmente nella memoria dei visitatori. 

Maxxi_Roma

CONCERT PARA VOICES UND COLORI_RICHI FERRERO_TORINO 1996

I primi quindici paesi dell’Unione Europea vengono rappresentati dai capolavori dei grandi maestri pittori del ‘900.

Immagini gigantesche avvolgono l’intera Piazza Palazzo di Torino, interi edifici sono trasformati in quadri. La pittura contamina l’architettura in una sorta di enorme affresco che si fa suono, musica canto.

Dalle finestre aperte sulla piazza il canto struggente di un coro lettone si alterna ai fiati di una Jazz-band trasformando le opere visive in altrettante opere sonore.

Richi Ferrero

YVES KLEIN_LE VIDE_GALLERIA IRIS CLERT, PARIGI 1958
Possibile fonte di ispirazione per l’esposizione della Broecker potrebbe essere la celebre mostra di Yves Klein: “le vide”. Qui il pubblico (vennero stimati 3000 partecipanti) fu accolto in uno spazio completamente vuoto e dipinto di bianco in cui l’unica cosa presente era la sensibilità dell’artista, che i visitatori potevano acquistare pagandola in oro. Sia che suscitasse ribellione o liberazione Klein sapeva che per tutti l’evento sarebbe stato una personale esperienza artistica. Durante l’inaugurazione, che si mostrò come una mescolanza tra sacro e profano, venne offerto a tutti un cocktail blu, che prometteva di rendere blu l’urina dei visitatori per un’intera settimana.

Yves Klein
Le Vide

YVES KLEIN_LE VIDE_GALLERIA IRIS CLERT, PARIGI 1958

Possibile fonte di ispirazione per l’esposizione della Broecker potrebbe essere la celebre mostra di Yves Klein: “le vide”. Qui il pubblico (vennero stimati 3000 partecipanti) fu accolto in uno spazio completamente vuoto e dipinto di bianco in cui l’unica cosa presente era la sensibilità dell’artista, che i visitatori potevano acquistare pagandola in oro. Sia che suscitasse ribellione o liberazione Klein sapeva che per tutti l’evento sarebbe stato una personale esperienza artistica. Durante l’inaugurazione, che si mostrò come una mescolanza tra sacro e profano, venne offerto a tutti un cocktail blu, che prometteva di rendere blu l’urina dei visitatori per un’intera settimana.

Yves Klein

Le Vide

HANNES BROECKER_ NEW POSITIONS_DRESDA 2010

Indipendentemente da quello che rappresentano le diverse forme d’arte, possiamo tutti affermare che stimolano i nostri sensi. Nella sua mostra a Dresda la giovane artista Hannes Broecker decidere di coinvolgere il senso del gusto dei partecipanti. Nello spazio espositivo, dei contenitori di vetro, dotati di spillatore, contengono cocktail di diversi colori e gusto. I visitatori sono invitati a prendere dei bicchieri, dal centro della stanza, e bersi l’arte che c’è all’interno. Dopo il drink il bicchiere va rimesso al suo posto e al termine dell’evento l’arte è prosciugata e ciò che resta sono solo i bicchieri sporchi.

Fondamentale in questo processo è il coinvolgimento del visitatore, senza la sua partecipazione l’opera non è compiuta.   

Hannes Broecker

Once I get on my light and space train I can’t get off
Robert Irwin